Rime e Storie

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rime a distanza e storie in sichitanza 

FAVOLE E RACCONTI

12/09/2018, 22:18

fantasticherie, animali



IL-PICCIONE-VIAGGIATORE


 



Andava avanti eindietro sfiorando il soffitto della hall partenze. Sembrava né più ne meno cheun piccione smarrito finito lì chissà come.Dei numerosipasseggeri in attesa solo qualcuno si accorgeva ogni tanto della sua presenza.Era l’aeroporto di una gran città, sempre efficiente. Quel piccolo fastidio diquel piccolo piccione sarebbe stato ben presto eliminato! 
 Così pensavano ma suuna cosa si sbagliavano: il piccione non si era affatto perduto ma avevadeliberatamente deciso di introdursi lì dentro.Non solo. Non sitrattava di un piccione qualsiasi ma di un piccione viaggiatore in allenamento. 
 Ma, si sa, gli uomininon badano che al proprio viaggio, non hanno interesse ai viaggi degli altriuomini, meno che meno al viaggio di un piccione venuto chissà da dove.Si trattava quindi diun piccione viaggiatore che, fin da giovanissimo, era abituato ad attraversareil cielo ad ali spiegate e che, con il passare del tempo, non aveva smesso diamare il suo lavoro. 
Anzi,animato da una insaziabile curiosità e  mettendo da parte ogni residuo timore, amavaesplorare zone nuove, per tentare di rispondere  alle domande che agitavano il suo cuore.  Era quella però laprima volta che si introduceva in un luogo chiuso.Fra tutti gli esseriosservati  durante i suoi lunghi viaggi,gli essere umani rappresentavano per lui i soggetti più complicati da capire. 
 Li aveva visti qualchevolta radunati insieme come stormi di uccelli ma poi, sistematicamente,separarsi, andando ciascuno da una parte diversa, senza neanche un cenno di saluto,come se non si fossero mai incontrati.Questo accadeva, peresempio, quando scendevano da quegli enormi uccelli metallici atterrati con unrumore insopportabile  e da cui  bisognava stare alla larga per non venire ridottia brandelli.Sarà forse diverso perquelli che aspettano di partire - pensò ed ecco perché  decise di entrare nella hall partenze.
Il piccione ricordavabene l’emozione del suo primo volo e sapeva come quella gioia si rinnovava ognivolta che sorvolava il mondo sottostante.Ma tutte quellepersone non gli sembravano veramente contente. Così provò ad abbassarsi un po’per guardarli meglio e sentire i loro discorsi.
Una signora alta eimponente indossava una pelliccia (l’uccello rabbrividì), una lunga pelliccia(ma non c’era mica tutto questo freddo), alle orecchie vistosi orecchini, aldito un grosso anello. 
L’uccello si impegnò, volo più, volo meno, a scorgere isuoi occhi dentro quell’involucro così vistoso ma vi lesse solo tristezza.  Allora si avvicinò ad un uomo che, tenendo inbraccio  una bambina, le faceva millesmorfie per strapparle un sorriso.La bambina stava algioco ma non sembrò dispiaciuta quando il babbo la rimise nelle braccia dellamamma per ritornare a immergersi nei suoi pensieri.Una ragazza, in piedi strettadentro i suoi jeans  bucati ed un ragazzoche sembrava anche lui molto giovane, incuranti degli altri, si baciavanomentre, in fila, aspettavano il loro turno. 
Ma il piccione non si fermava alleapparenze e vide che nelle loro pupille non c’era felicità. Sarà - pensò - che pergli uomini la felicità è una cosa difficile. 
 Vi erano seduti, unoaccanto all’altro due uomini. D’affari  sicuramente, con giacca e cravatta e unacartella per ciascuno.Uno teneva la facciaripiegata su un aggeggio elettronico su cui comparivano numeri e parole. L’altroteneva una gamba accavallata sull’altra, mostrando bellissime scarpe lucide chesi facevano notare più della sua faccia. 
Ma ormai il piccione l’avevacapito che, quanto più luccicavano di fuori, tanto meno  gli uomini brillavano dentro. 
 Non poteva perderealtro tempo. Sentì alzarsi la voce di un uomo (un uomo politico alquantoconosciuto doveva essere per come l’aveva visto farsi largo prima tra lagente). Parlava al telefonino camminando avanti e indietro e dicendo: "Glielafaremo pagare!".-          
Unoche parla così non può essere mai felice!  -pensò il piccione e decise di andare viadefinitivamente, -          
Madove caspita si trova la felicità per gli uomini? - la domanda era rimasta immutata.Uscendo fuori nella grande pista, prudenzaavrebbe voluto che il piccione immediatamente si involasse al di fuori deibordi della grande pista ma volle fare un’ultima esplorazione. 
Andò a poggiarsisulla grande ala d’un aereo che stava per partire e guardò dentro il finestrino.
Una bambina, avrà avuto circa cinqueo sei anni stava seduta tra i suoi genitori, masticando una caramella, la mammaalla sua sinistra, lato finestrino; il babbo a destra.Lei guardava ora l’uno ora l’altra,costringendoli con il suo dolce sorriso, ad uscire fuori dalla prigione  dei propri pensieri. 
Nel ricambiare il sorrisoverso di lei, il loro volto si distendeva e la stanchezza sembrava per unistante svanire. I motori erano ormai accesi: l’aereoera pronto al decollo. Il piccione dovette subito con un balzo allontanarsi. Mafece in tempo a scorgere il gesto della bambina che, afferrate  la mano destra della mamma e quella sinistra delpapà, li aveva tirate verso di sé e ricongiunte tenendole strette nelle sue. 
Fu un attimo ma gli occhi del piccione riuscirono a incrociare gli occhi raggianti dellapiccola. Senza dubbio il suo cuore in quel momento era colmo di felicità. 
 Questo bastò al nostropiccione per riprendere a sperare e continuare a cercare dove abita la felicitàdegli uomini.


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